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	<description>sarebbe forse meglio accontentarsi d&#039;esser bruco che cercare a ogni costo d&#039;esser farfalla?</description>
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		<title>Non riesco</title>
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		<pubDate>Sun, 20 May 2012 06:58:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciroauriemma</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sedici anni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.ciroauriemma.it/wp-content/themes/DailyNotes/timthumb.php?src=http://www.ciroauriemma.it/wp-content/uploads/2012/05/flying-lesson.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"</p>Non riesco a smettere di pensare a quella ragazza. Melissa. Sedici anni. E&#8217; stata l&#8217;ultimo pensiero prima di andare a letto e il primo, stamattina, appena sveglio. Sedici anni. Cinque in più di mio figlio. Sedici anni. Me lo ripeto in continuazione, come un mantra. Non so, non capisco cosa provo. Sono intontito, istupidito da quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ciroauriemma.it/wp-content/themes/DailyNotes/timthumb.php?src=http://www.ciroauriemma.it/wp-content/uploads/2012/05/flying-lesson.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"</p><p>Non riesco a smettere di pensare a quella ragazza. Melissa. Sedici anni. E&#8217; stata l&#8217;ultimo pensiero prima di andare a letto e il primo, stamattina, appena sveglio. Sedici anni. Cinque in più di mio figlio. Sedici anni. Me lo ripeto in continuazione, come un mantra. Non so, non capisco cosa provo. Sono intontito, istupidito da quello che è successo. A sedici anni si dovrebbe sperimentare l&#8217;amore, non assaggiare la morte, non avere paura di morire, del futuro. Si dovrebbero fare voli pindarici, perché è l&#8217;età che te lo consente di sognare, di volare senza aver paura delle altitudini, senza temere le rovinose cadute che arriveranno, certo, ma che rafforzeranno le convinzioni e le ali. A sedici anni dovresti pensare che il mondo lo puoi cambiare e che lo farai, che spetterà alla tua generazione renderlo un posto migliore. A sedici anni dovresti pensare che farai viaggi e incontrerai persone e culture, che contaminerai e sarai contaminato. A sedici anni devi pensare che il tuo sorriso e le tue risa siano il dono più bello, e che non ci sia nulla che possa scaldare di più la giornata che essere felici. A Sedici anni non puoi saltare in aria, non puoi.</p>
<p>Non c&#8217;è un modo migliore per morire a sedici anni. Morire così, però, è infame, e ci si può ostinare a cercare parole nella cruda consapevolezza che non se ne troveranno mai. Non so, né mi interessa ora, chi siano i mandanti e chi siano i mandati. Ci sarà il tempo giusto anche per quello. Ora è il tempo di raccogliere i cocci, curare il dolore. Provarci, almeno. Pensare senza lucidità che Melissa in fondo poteva essere mia &#8211; nostra &#8211; figlia. Anzi, che un po&#8217; lo è. E non per riempirsi la bocca di vuota retorica ma il cuore di compassione e gli occhi di lacrime.</p>
<p>A sedici anni non si può morire lasciando un&#8217;eredità di domande irrisolte. E&#8217; accaduto troppo spesso, troppe volte in questo Paese. A sedici anni si ha il diritto sacrosanto di sapere perché e di conoscere chi ti ha strappato la vita dalla pelle. Da domani, per ognuno di noi, questo sarà un dovere: conoscere, e capire. Oggi&#8230; oggi no, non so voi, ma oggi io voglio stare spento, e pensare a un volo interrotto e ad ali spezzate a sedici, soltanto sedici, anni.</p>
<p>Ciao, Melissa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La foto è &#8220;<a title="flying lessons" href="http://supersede-stairsofgold.tumblr.com/post/15423840088/flying-lessons-robert-and-shana-parkeharrison">Flying Lessons, Robert e Shana Parkeharrison</a>&#8220;</em></p>
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		<title>Venite a vedere</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 20:17:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciroauriemma</dc:creator>
				<category><![CDATA[dannato vivere...]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[19 maggio 2012]]></category>
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		<category><![CDATA[venite a vedere]]></category>

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		<description><![CDATA[Venite a vedere i libri e gli appunti le cose rimaste sparse tra il sangue venite a vedere il giorno di dolore di questo paese che ha cercato la pace di questo paese che vuole la pace (&#8230;) Venite a vedere le pozze di sangue inginocchiatevi e bagnate le mani e con questo gesto carico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venite a vedere i libri e gli appunti<br />
le cose rimaste sparse tra il sangue<br />
venite a vedere il giorno di dolore<br />
di questo paese che ha cercato la pace<br />
di questo paese che vuole la pace</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Venite a vedere le pozze di sangue<br />
inginocchiatevi e bagnate le mani<br />
e con questo gesto carico di dolore<br />
scrivete sui muri che vogliamo la pace<br />
andate scrivete la parola Pace.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il mio pensiero oggi va a una ragazza che non c&#8217;è più. Non si può morire a 16 anni. Ancora meno è possibile pensare di morire così. Nessuna dietrologia, non so chi sia la mano vigliacca che ha colpito Brindisi, nella forza viva della sua gioventù. Oggi abbiamo il diritto di stringerci, e piangere. Domani, da domani, dovremo impegnarci a capire. Senza scuse. Senza reticenze. Glielo dobbiamo.<br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Scorre la strada</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 18:15:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciroauriemma</dc:creator>
				<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Andiamo lenti scorre la strada scorre la fine del nostro amore scorre il cielo con nuvole basse viene la fine dell&#8217;allegria quale allegria, quale gioia Se non hai più niente da dire se non hai più voglia di ridere se non senti quando ti chiamo quando ti chiedo stammi vicino e non lasciarmi da sola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Andiamo lenti scorre la strada<br />
scorre la fine del nostro amore<br />
scorre il cielo con nuvole basse<br />
viene la fine dell&#8217;allegria<br />
quale allegria, quale gioia</p>
<p>Se non hai più niente da dire<br />
se non hai più voglia di ridere<br />
se non senti quando ti chiamo<br />
quando ti chiedo stammi vicino e non<br />
lasciarmi da sola<br />
lasciarmi da sola</p>
<p>Le lunghe sere senza parole<br />
le lunghe ore ad aspettare</p>
<p>Scorre l’ asfalto nuovo<br />
per noi è tutto già vecchio<br />
resta solo un vuoto nero<br />
non c&#8217;è tenerezza non c&#8217;è speranza<br />
non c&#8217;è neanche il dolore</p>
<p>Avrei voluto conservare<br />
Almeno un poco di carezze<br />
quelle sfiorate su tutta la pelle<br />
quella maniera così delicata<br />
di vestirmi di seta<br />
il cuore di seta</p>
<p>Le lunghe sere senza parole<br />
le lunghe ore ad aspettare</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Scorre la strada, Chichimeca</em></p>
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		<title>La bellezza</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 02:54:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciroauriemma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[dannato vivere...]]></category>
		<category><![CDATA[cinisi]]></category>
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		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[peppino impastato]]></category>

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		<description><![CDATA[Voglio ricordare Peppino così, con un discorso sulla bellezza. Perché la bellezza è importante, non è scontata, e non è scontato che gli ultimi non ne abbiano diritto perché troppo presi a sbarcare il lunario. La bellezza dovrebbe essere di tutti, per tutti, ogni giorno, si dovrebbe poterla comprare al mercato, anzi che dico, dovrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Voglio ricordare Peppino così, con un discorso sulla bellezza. Perché la bellezza è importante, non è scontata, e non è scontato che gli ultimi non ne abbiano diritto perché troppo presi a sbarcare il lunario. La bellezza dovrebbe essere di tutti, per tutti, ogni giorno, si dovrebbe poterla comprare al mercato, anzi che dico, dovrebbe essere distribuita gratuitamente dai Comuni. Bisognerebbe che ci educassero fin da piccoli alla bellezza; a quella della natura, e a quella dell&#8217;uomo, che ci facessero capire bene fin da subito la differenza tra perfezione e bellezza, che ci facessero capire che certe cose, belle, non lo saranno mai. Come la mafia; bella, la mafia, non lo sarà. Mai.</p>
<p>Ciao peppì.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una brutta storia</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 07:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciroauriemma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="http://www.ciroauriemma.it/wp-content/themes/DailyNotes/timthumb.php?src=http://www.ciroauriemma.it/wp-content/uploads/2012/05/535211_3856117807366_1410983244_33373373_1610669743_n.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"</p>Il 9 maggio uscirà il nuovo romanzo di Piergiorgio Pulixi. Un noir tragico ed epico, denso di personaggi e storie. Un libro da leggere. Il Collettivo Sabot lo presenterà a Cagliari il 10, con il Circolo Mieleamaro, in piazzetta Savoia. Io avrò il pacere di presentarlo anche l&#8217;indomani a Macomer. Voi, se vi va, potete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ciroauriemma.it/wp-content/themes/DailyNotes/timthumb.php?src=http://www.ciroauriemma.it/wp-content/uploads/2012/05/535211_3856117807366_1410983244_33373373_1610669743_n.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"</p><p>Il 9 maggio uscirà il nuovo romanzo di Piergiorgio Pulixi. Un noir tragico ed epico, denso di personaggi e storie. Un libro da leggere.</p>
<p>Il Collettivo Sabot lo presenterà a Cagliari il 10, con il Circolo Mieleamaro, in piazzetta Savoia. Io avrò il pacere di presentarlo anche l&#8217;indomani a Macomer. Voi, se vi va, potete buttarvi fin da subito tra le sue pagine; dubito che ve ne pentirete.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Hemingway</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 05:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciroauriemma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stai tranquilla, non è niente è solo vita che entra dentro il fuoco che ti brucia il sangue quella è l’anima… Hemingway, Negrita]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stai tranquilla, non è niente</p>
<p>è solo vita che entra dentro</p>
<p>il fuoco che ti brucia il sangue</p>
<p>quella è l’anima…</p>
<p><em>Hemingway, Negrita</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sono figlio di un ex operaio Ilva&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 00:14:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciroauriemma</dc:creator>
				<category><![CDATA[dannato vivere...]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[ilva]]></category>
		<category><![CDATA[morti bianche]]></category>
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		<category><![CDATA[siderurgia]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi chiamo R. (Roberto Romano) Sono figlio di un ex operaio Ilva. Non un operaio a caso; mio padre. L’ultimo del mondo. Sono figlio dell’ultimo del mondo. Io sono un traditore. Sono un reietto. Come Bruto ho ucciso mio padre. L’ho ucciso con il silenzio. Caino me. Mio padre aveva tre figli; io, l’unico maschio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ciroauriemma.it/wp-content/uploads/2012/05/Quarto_Stato.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-956" title="Quarto_Stato" src="http://www.ciroauriemma.it/wp-content/uploads/2012/05/Quarto_Stato.jpg" alt="" width="628" height="317" /></a></p>
<p>Mi chiamo R. (Roberto Romano)</p>
<p style="text-align: justify;">Sono figlio di un ex operaio Ilva. Non un operaio a caso; mio padre. L’ultimo del mondo. Sono figlio dell’ultimo del mondo. Io sono un traditore. Sono un reietto. Come Bruto ho ucciso mio padre. L’ho ucciso con il silenzio. Caino me. Mio padre aveva tre figli; io, l’unico maschio, ultimo a nascere. Secondo Riva a me spettava un posto di diritto in fabbrica. Per me il destino era scritto, segnato. Me le ricordo tutte le chiacchierate con mio padre. Da buon operaio, padre di famiglia, voleva per il suo unico figlio maschio il riscatto sociale, voleva una carriera all’avanguardia. Mi diceva studia, impegnati, costruisci il tuo futuro “perché nessuno qua ti da niente”. Perché il futuro si costruisce sporcandosi le mani. Mi diceva di non arrendermi perché all’Ilva non c’era neanche il padre eterno a difenderti. Sì, mio padre era cattolico, praticante. Io prima ci credevo. A ventitre anni con una moglie e un diploma di perito industriale il suo futuro era segnato. Come era segnata la nascita, un anno dopo, della sua prima figlia.<br />
Lavorare all’Ilva era l’unica soluzione. Operaio. In fondo alla società per diritti e protezione ci sono gli operai. Lui aveva molti doveri ma pochi diritti. Aveva il dovere di proteggere la sua famiglia, sfamandola, educandola, aveva il dovere di non scioperare perché lo sciopero significava portare a casa meno soldi perché, dopo quasi tre anni mio padre volle assieme a mia madre concepire un figlio, la fortuna ne diede due: mia sorella e me. Perché avere due gemelli significava doppio lavoro, significava visite pediatriche doppie, ogni volta che ci si ammalava ci si ammalava in due, ogni volta significava andare in farmacia e lasciare una settimana di lavoro. Ma in famiglia non si era in due ma in cinque. Mio padre non ci ha mai fatto mancare nulla. Anche se, come tutti i bambini, avrei voluto di più. Avrei voluto quello che avevano i miei compagni di scuola, avrei voluto. Non ho mai avuto il coraggio di chiedere nulla. Nulla di nulla. Volevo solo che lui fosse orgoglioso di me. Semplicemente. Avrei voluto che lui passasse più tempo con noi, con me, ma c’erano i turni a divederci. Non dimenticherò mai la tristezza durante i giorni di festa, quando lui era di turno. Per un operaio Ilva non ci sono mai feste comandante, né natali, né pasque né primi maggio. Il lavoro nobilita l’uomo. L’operaio nobilita l’uomo. Il lavoro nobilita l’operaio? Tanto tempo fa mio padre mi disse “la fabbrica mi ammazzerà”. Io ero troppo giovane per capire, per comprenderlo.<br />
L’adolescenza è vigliacca, ti coglie impreparato, inadeguato: i problemi dei grandi sono lontani, ma la puzza l’avverti comunque. Io mi turai il naso. Non l’ho più visto. Mai più. Mio padre morì assassinato dalla sua odiata fabbrica. L’ha ammazzato il lavoro. Come una macchina, come una pressa il capitale lo usò. Un ingranaggio di una catena di montaggio che può essere sostituito. Mio padre fu sostituito da un altro uomo, un uomo nuovo. E la macchina continuò ad andare avanti, come se non fosse successo nulla. Io quel giorno non ho perso un ingranaggio sostituibile; ho perso un padre. Sono passati 18 anni da quell’incidente mortale.<br />
La fabbrica è ancora lì, molti ingranaggi sono stati sostituiti da uomini nuovi, ma la fabbrica non cambia mai. È sempre la stessa. È passato un anno dalla morte di sette operai a Torino. Sette famiglie hanno perso un ingranaggio della loro vita. Sette operai diversi da mio padre: loro indossavano tute firmate Thyssenkrupp, mentre a mio padre piaceva la marca Ilva. Stessa feccia.<br />
Dopo la strage di Torino il mondo della siderurgia doveva cambiare. Non è cambiato nulla; si continua a morire, si continuano a perdere ingranaggi. Questo per me sarà l’ennesimo Natale senza di lui, ormai ci ho fatto l’abitudine.<br />
Ciao papà e buon Natale.<br />
Grazie per dare la voce a chi è afono da quasi venti anni.</p>
<p style="text-align: justify;">
13 dicembre 2008 &#8211; R (figlio di un ex operaio Ilva)</p>
<p style="text-align: center;">Roberto Romano</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Come ogni anno pubblico questa lettera di Roberto Romano. Io, il papà ce l&#8217;ho ancora, per fortuna. So quanto gli è costata la fabbrica, so quanto gli è costato provare a non farci mancare mai nulla. Buon primo maggio, buona festa del lavoro. E grazie, pa&#8217;.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rodari per i Cervi</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 10:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciroauriemma</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[fratelli cervi]]></category>
		<category><![CDATA[gianni rodari]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Dedicato a papà Cervi nel suo ottantesimo compleanno e alle giovanissime generazioni d&#8217;Italia A papà Cervi con ammirazione con affetto I Bella Emilia, splendeva la polvere delle tue strade che si aprono il passo fino al cuore verde della pianura - Ora immobili al sole, ora smarrite nel labirinto delle vigne, dove il campanello di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dedicato a papà Cervi<br />
nel suo ottantesimo<br />
compleanno<br />
e alle giovanissime generazioni<br />
d&#8217;Italia</p>
<p>A papà Cervi<br />
con ammirazione<br />
con affetto</em></p>
<p>I</p>
<p>Bella Emilia, splendeva<br />
la polvere delle tue strade<br />
che si aprono il passo fino al cuore<br />
verde della pianura -<br />
Ora immobili al sole, ora smarrite<br />
nel labirinto delle vigne, dove<br />
il campanello di una bicicletta<br />
sembra squillare in cielo con le allodole<br />
o sugli olmi affollati di cicale -<br />
come splendeva, Emilia, la tua pace<br />
il giorno che Aldo Cervi<br />
guidò il trattore nuovo verso casa<br />
e bastava la mano sul volante<br />
a domare il puledro di ferro<br />
dal muso fiammante<br />
e il cuore prestava le sue parole<br />
alla cieca canzone del motore :</p>
<p>Trattore, passa e va!</p>
<p>Le case si affacciavano<br />
in cima alle cavedagne,<br />
mandavano filari,<br />
mandavano cani festosi e bambini<br />
dalle voci più acute delle frecce<br />
incontro al suo ruggito,<br />
e un ragazzo che a scuola<br />
le vecchie favole aveva sentito<br />
rise : Guardate Atlante,<br />
il gigante che regge il mondo in collo!</p>
<p>Perché sulla macchina alto in trono<br />
viaggiava un mappamondo,<br />
solenne goffo re da biblioteca<br />
esiliato fra i campi,<br />
e ad ogni scossa la sua rotazione<br />
attorno ai poli mostrava<br />
i continenti di sette colori<br />
e gli oceani celesti, navigati<br />
da flotte di arcipelaghi,<br />
l&#8217;Asia, l&#8217;Europa, l&#8217;Africa,<br />
l&#8217;America ?<br />
alla spinta d&#8217;un dito<br />
giravano in un vortice di trottola,<br />
e il cane impazzito<br />
abbaiava alla giostra,<br />
e i bimbi gli volevano mostrare<br />
l&#8217;Italia che bagna il piede del mare<br />
e lì è casa nostra, noi siamo lì sotto l&#8217;unghia.</p>
<p>Balenò sulla sfera<br />
il riflesso di fiamma del trattore,<br />
si bagnarono acque e terre<br />
in un bagliore d&#8217;incendio e di sangue.</p>
<p>II</p>
<p>Sette fratelli come sette olmi,<br />
alti robusti come una piantata.<br />
I poeti non sanno i loro nomi,<br />
si sono chiusi a doppia mandata :<br />
sul loro cuore si ammucchia la polvere<br />
e ci vanno i pulcini a razzolare.<br />
I libri di scuola si tappano le orecchie.<br />
Quei sette nomi scritti con il fuoco<br />
brucerebbero le paginette<br />
dove dormono imbalsamate<br />
le vecchie favolette<br />
approvate dal ministero.</p>
<p>Ma tu mio popolo, tu che la polvere<br />
ti scuoti di dosso<br />
per camminare leggero,<br />
tu che nel cuore lasci entrare il vento<br />
e non temi che sbattano le imposte,<br />
piantali nel tuo cuore<br />
i loro nomi come sette olmi :<br />
Gelindo,<br />
Antenore,<br />
Aldo,<br />
Ovidio,<br />
Ferdinando,<br />
Agostino,<br />
Ettore ?</p>
<p>Nessuno avrà un più bel libro di storia,<br />
il tuo sangue sarà il loro poeta<br />
dalle vive parole,<br />
con te crescerà<br />
la loro leggenda<br />
come cresce una vigna d&#8217;Emilia<br />
aggrappata ai suoi olmi<br />
con i grappoli colmi<br />
di sole.</p>
<p>III</p>
<p>La leggenda dirà della mano,<br />
grossa mano contadina,<br />
che ogni sera in cucina a un lume di lucerna<br />
fece sul mappamondo il suo viaggio<br />
cercando fraterna<br />
altre mani, altre genti;<br />
dirà degli occhi fermi<br />
che videro città gonfie di vita<br />
e giardini e feste<br />
dove toccavano caute le dita<br />
sabbie di deserti,<br />
mistero di foreste;<br />
dirà di sette fratelli,<br />
fratelli a tutta la terra,<br />
che sognarono un mondo senza fame,<br />
senza guerra, senza paura.<br />
Ai quattro venti, fuori, la pianura<br />
spalancava le braccia nel buio,<br />
su tutta Italia era notte e paura,<br />
ma, nella stanza, intrepida una voce<br />
parlava col domani :<br />
Un giorno sarà<br />
tutta la terra di un solo colore,<br />
il colore della libertà.</p>
<p>D&#8217;un ceppo la vampa<br />
nel vasto focolare<br />
ancora un lampo di sangue strappò<br />
sulla piccola terra,<br />
ed un&#8217;ombra più lunga l&#8217;ingoiò.</p>
<p>IV</p>
<p>La leggenda dirà che lunga notte,<br />
Italia, fu la tua,<br />
rotta dal canto ubriaco del fascista?<br />
Cara patria, terra avara,<br />
non era la tua voce che cantava<br />
la sconcia canzone:<br />
essa tremava nelle nostre gole,<br />
pianto e maledizione,<br />
quanto tu ci mandavi per il mondo<br />
a seminare paesi e città<br />
perché di terra nostra<br />
non avevamo da riempire il pugno ;<br />
e quando morivamo abbandonati<br />
sull&#8217;orlo delle trincee<br />
tu non eri la bandiera usurpata<br />
di tante stolte guerre,<br />
ma il pianto oscuro della madre ignara,<br />
non eri il proclama del generale<br />
ma la nenia, il lutto degli alpini<br />
che vanno alla guerra,<br />
la meglio gioventù che va sotto terra.<br />
Tu non hai mai parlato dai balconi<br />
dei palazzi pieni di boria,<br />
tu disertavi le adunate imperiali,<br />
battevi con le nocche insanguinate<br />
i muri delle prigioni,<br />
sibillavi in segreto la tua storia,<br />
eri la penna che graffiò paziente<br />
i quaderni di Antonio Gramsci,<br />
il giornale proibito, il volantino<br />
di cui ogni parola era pagata<br />
con un anno di galera ;<br />
sei cresciuta nelle officine,<br />
nelle grige periferie,<br />
nella stalla del contadino.</p>
<p>Italia, tu vivevi<br />
nella casa di Fraticello,<br />
seduta al focolare dei Cervi,<br />
non padrona né schiava<br />
ma sorella e compagna<br />
di fatica e d&#8217;amore.<br />
E quando lo stivale straniero<br />
calcò il tuo cuore<br />
e infangò le tue strade,<br />
la tua bandiera sventolò sui monti,<br />
vegliò ai fuochi fumosi delle baite,<br />
viaggiò segreta nella bicicletta<br />
del gappista, brillò nei suoi occhi d&#8217;acciaio,<br />
e i tuoi sette fratelli,<br />
i tuoi sette Cervi dal limpido cuore<br />
furono i tuoi sette fucili,<br />
per colpire ti diedero gli artigli :</p>
<p>&#8220;I cani ci chiamano banditi,<br />
ma il popolo conosce i suoi figli&#8221;</p>
<p>V</p>
<p>La leggenda dirà<br />
di una casa emiliana<br />
che materna abbracciò coi suoi muri<br />
il fuggitivo braccato dai cani,<br />
e per l&#8217;inglese, il russo prigioniero<br />
impastò il pane con tenere mani,<br />
e vegliò il lor sonno.<br />
Il cuore non conosce frontiere,<br />
per donarsi non chiede passaporti.<br />
A te, a te aviatore americano<br />
delle tue bombe non ti chiese conto,<br />
gettate sulle nostre città sui nostri morti,<br />
ma fasciò la tua ferita.<br />
La tua vita, nel Texas, nel Nevada,<br />
fu comprata con la vita<br />
di sette comunisti,<br />
e la loro casa fu bruciata,<br />
la loro madre uccisa dal dolore<br />
perché tua madre non dovesse piangere.</p>
<p>VI</p>
<p>La leggenda dirà<br />
dell&#8217;ultima battaglia :<br />
dove cantò la cicala<br />
abbaia la mitraglia.</p>
<p>Una muta di cani<br />
la notte ha circondata,<br />
il fumo lecca i muri<br />
della casa incendiata.</p>
<p>Ma quando li portarono<br />
alla crudele morte,<br />
non eri tu, fucile,<br />
il più fermo, il più forte.</p>
<p>Nella nebbia dell&#8217;alba<br />
si nascosero i cani,<br />
e chiusero gli occhi<br />
per non vedersi le mani.</p>
<p>Negli occhi dei sette Cervi<br />
l&#8217;aurora si specchiò,<br />
dagli occhi fucilati<br />
il sole si levò.</p>
<p>Vecchio, tenero padre,<br />
olmo dai sette rami,<br />
nella vuota prigione<br />
per nome ancora li chiami,</p>
<p>e a notte fra le sbarre<br />
fin dove soffia il vento<br />
intatte vedi splendere<br />
sette stelle d&#8217;argento.</p>
<p>Sette stelle dell&#8217;Orsa<br />
come sette sorelle.<br />
I cani non potranno<br />
fucilare le stelle.</p>
<p>VII</p>
<p>Vecchio nodoso come un olmo antico,<br />
pianta potata dai miei sette rami,<br />
che dura scorza gli anni e il nemico<br />
hanno fatto al mio volto, alle mie mani.</p>
<p>I Cervi, è buona terra : ara, nemico,<br />
affonda il vomero nelle mie carni,<br />
coi pugnali dell&#8217;erpice colpisci:<br />
morte puoi darmi, male non puoi farmi.</p>
<p>E&#8217; buona terra questa carne antica.<br />
mieti, nemico, le mie sette spighe :<br />
il grano non muore nel pane,<br />
non sono morti i miei sette figli<br />
che hanno dato la vita alla vita.</p>
<p>In tutto ciò che vive sono vivi,<br />
in tutto ciò che spera sono vivi,<br />
in tutto ciò che soffre e lotta vive<br />
i miei figli per sempre sono vivi.</p>
<p>VIII</p>
<p>Li hanno veduti su tutti i fronti?</p>
<p>E quando irresistibile, fiorita<br />
di rossi fazzoletti partigiani<br />
la primavera dirupò dai monti<br />
a rendere la patria agli italiani</p>
<p>Erano il canto più ardito, la lagrima<br />
più stellante di gioia,<br />
i colori più belli dell&#8217;aprile<br />
i compagni fratelli Cervi?</p>
<p>Li hanno visti nel Sud<br />
vestito di nero e di sole<br />
quando uscì dalle grotte di Matera<br />
una valanga umana a conquistare<br />
la patria e la terra ; uomini, donne,<br />
bimbi arruffati e puri negli stracci,<br />
e gli animali dall&#8217;occhio fraterno,<br />
cavalli, asini, muli,<br />
e le bandiere e i santi paesani<br />
sui ricamati stendardi,<br />
tutti quel giorno, Italia, ti baciarono,<br />
ti tolsero gli spini con mano amorosa.<br />
C&#8217;erano, c&#8217;erano i Cervi a Melissa,<br />
anche di loro la terra fu rossa,<br />
e sul primo trattore<br />
che la vittoria si scavò tra i cardi.<br />
alto su tutti gli sguardi<br />
C&#8217;era il mio Aldo, e fu il suo canto un tuono :<br />
Bandiera di libertà,<br />
trattore passa e va!</p>
<p>E li hanno visti a Modena, un mattino<br />
d&#8217;inverno che ai cancelli<br />
delle Fonderie Riunite<br />
chi chiedeva lavoro ebbe piombo :</p>
<p>a Reggio Emilia, quando ci destò<br />
l&#8217;indomabile rombo del &#8220;fischione&#8221;,<br />
e i nostri bimbi piangevano<br />
di nascosto dal padre<br />
battuto per le strade,<br />
e l&#8217;inverno fu duro, ma a Natale<br />
il loro albero crebbe favoloso<br />
tra le macchine salvate,<br />
nero presepe fu la fonderia<br />
dell&#8217;Erre Sessanta,<br />
e un canto di vittoria<br />
cantarono angeli in tuta turchina<br />
con le ali macchiate di grasso :</p>
<p>Bandiera di pace<br />
e di libertà,<br />
trattore, passa e va!</p>
<p>Dove la pianta uomo non si umilia,<br />
ma di tutto il suo sangue<br />
fu una bandiera accesa di coraggio,<br />
là sono vivi i miei figli,<br />
a Genova, nel porto conteso :<br />
oggi la prima linea<br />
passa tra le banchine,<br />
sui moli si tende<br />
il reticolato,<br />
la trincea è scavata nelle case<br />
dove non c&#8217;è più pane<br />
ma non entra viltà?</p>
<p>I sette Cervi scendono con voi<br />
sulle piazze d&#8217;Italia quando scoppia<br />
come un uragano di speranza<br />
la parola della classe operaia?</p>
<p>Stretti con voi nei banchi di scuola,<br />
con voi si macchiano il dito di inchiostro,<br />
Scrivete : Italia? E&#8217; il loro nome, e il vostro.<br />
Sgranate gli occhi limpidi<br />
sul mappamondo, fragile giocattolo<br />
fatto per un festoso girotondo,<br />
ed essi, guidano la vostra mano<br />
di frontiera in frontiera<br />
a cercare i fratelli<br />
sconosciuti e vicini,<br />
e segnano per voi<br />
nel cuore delle genti<br />
la strada della pace,<br />
e vi dicono : Un giorno<br />
la terra conoscerà<br />
un solo colore,<br />
quello della felicità.<br />
Allora sarà vostra<br />
Come una palla, come una trottola.<br />
Come il cuore che vi fa vivi e buoni.<br />
La prenderete allegri sulle spalle.<br />
Vi presteremo noi la vostra forza<br />
che non conosce nemici :<br />
perché voi siete degli olmi nuovi<br />
e noi siamo le vostre radici.</p>
<p><em>Gianni Rodari<br />
Reggio Emilia 8 maggio 1955</em></p>
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		<title>Buon 25 aprile: i 7 cervi</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 05:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciroauriemma</dc:creator>
				<category><![CDATA[dannato vivere...]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[sette fratelli cervi]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;erano sette fratelli che andavano per il mondo: sei erano sempre allegri, il settimo sempre giocondo. Sei andavano a piedi perché non avevano fretta, il settimo invece perché non aveva la bicicletta. La leggenda dirà dell&#8217;ultima battaglia: dove cantò la cicala abbaia la mitraglia. Una muta di cani la notte ha circondata, il fumo lecca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;erano sette fratelli<br />
che andavano per il mondo:<br />
sei erano sempre allegri,<br />
il settimo sempre giocondo.</p>
<p>Sei andavano a piedi<br />
perché non avevano fretta,<br />
il settimo invece perché<br />
non aveva la bicicletta.</p>
<p>La leggenda dirà<br />
dell&#8217;ultima battaglia:<br />
dove cantò la cicala<br />
abbaia la mitraglia.</p>
<p>Una muta di cani<br />
la notte ha circondata,<br />
il fumo lecca i muri<br />
della casa incendiata.<br />
Ma quando li portarono<br />
alla crudele morte,<br />
non eri tu, fucile,<br />
il più fermo, il più forte.</p>
<p>C&#8217;erano sette fratelli<br />
che andavano per il mondo:<br />
sei erano sempre allegri,<br />
il settimo sempre giocondo.</p>
<p>Sei andavano a piedi<br />
perché non avevano fretta,<br />
il settimo invece perché<br />
non aveva la bicicletta .</p>
<p>Nella nebbia dell&#8217;alba<br />
si nascosero i cani,<br />
e chiusero gli occhi<br />
per non vedersi le mani.<br />
Negli occhi dei sette Cervi<br />
l&#8217;aurora si specchiò,<br />
dagli occhi fucilati<br />
il sole si levò.</p>
<p>Vecchio, tenero padre,<br />
olmo dai sette rami,<br />
nella vuota prigione<br />
per nome ancora li chiami,</p>
<p>C&#8217;erano sette fratelli<br />
che andavano per il mondo:<br />
sei erano sempre allegri,<br />
il settimo sempre giocondo.</p>
<p>Sei andavano a piedi<br />
perché non avevano fretta,<br />
il settimo invece perché<br />
non aveva la bicicletta .</p>
<p>E a notte fra le sbarre<br />
fin dove soffia il vento<br />
intatte vedi splendere<br />
sette stelle d&#8217;argento.</p>
<p>Sette stelle dell&#8217;Orsa<br />
come sette sorelle.<br />
I cani non potranno<br />
fucilare le stelle.</p>
<p>Sette stelle dell&#8217;Orsa<br />
come sette sorelle.<br />
I cani non potranno<br />
fucilare le stelle.</p>
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		<title>Sette fratelli</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 23:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciroauriemma</dc:creator>
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che andavano per il mondo:<br />
sei erano sempre allegri,<br />
il settimo sempre giocondo.</p>
<p>Sei andavano a piedi<br />
perché non avevano fretta,<br />
il settimo invece perché<br />
non aveva la bicicletta.</p>
<p>La leggenda dirà<br />
dell&#8217;ultima battaglia:<br />
dove cantò la cicala<br />
abbaia la mitraglia.</p>
<p>Una muta di cani<br />
la notte ha circondata,<br />
il fumo lecca i muri<br />
della casa incendiata.<br />
Ma quando li portarono<br />
alla crudele morte,<br />
non eri tu, fucile,<br />
il più fermo, il più forte.</p>
<p>C&#8217;erano sette fratelli<br />
che andavano per il mondo:<br />
sei erano sempre allegri,<br />
il settimo sempre giocondo.</p>
<p>Sei andavano a piedi<br />
perché non avevano fretta,<br />
il settimo invece perché<br />
non aveva la bicicletta .</p>
<p>Nella nebbia dell&#8217;alba<br />
si nascosero i cani,<br />
e chiusero gli occhi<br />
per non vedersi le mani.<br />
Negli occhi dei sette Cervi<br />
l&#8217;aurora si specchiò,<br />
dagli occhi fucilati<br />
il sole si levò.</p>
<p>Vecchio, tenero padre,<br />
olmo dai sette rami,<br />
nella vuota prigione<br />
per nome ancora li chiami,</p>
<p>C&#8217;erano sette fratelli<br />
che andavano per il mondo:<br />
sei erano sempre allegri,<br />
il settimo sempre giocondo.</p>
<p>Sei andavano a piedi<br />
perché non avevano fretta,<br />
il settimo invece perché<br />
non aveva la bicicletta .</p>
<p>E a notte fra le sbarre<br />
fin dove soffia il vento<br />
intatte vedi splendere<br />
sette stelle d&#8217;argento.</p>
<p>Sette stelle dell&#8217;Orsa<br />
come sette sorelle.<br />
I cani non potranno<br />
fucilare le stelle.</p>
<p>Sette stelle dell&#8217;Orsa<br />
come sette sorelle.<br />
I cani non potranno<br />
fucilare le stelle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>I cani non potranno, fucilare le stelle. Ogni 25 aprile li porto con me. Porto loro, e porto papà Cervi. Buona Resistenza a tutti.</em></p>
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