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Il conflitto…

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Ogni storia nasce da un conflitto; questo solitamente si impara nei corsi di scrittura e di sceneggiatura. Io ho avuto modo di confrontarmi a lungo con i Sabot su questo tema, e ho trovato importante per la mia formazione un seminario tenuto dal bravissimo sceneggiatore americano Tom Schlessinger. Il conflitto non necessariamente è esterno, potrebbe tranquillamente essere interno, e se il conflitto non è sanabile la storia diverge naturalmente verso la tragedia (e con sé trascina il protagonista che, appunto, diviene un personaggio tragico). Ma scrivendo, studiando, guardando film, leggendo libri, mi sono accorto che il conflitto – anche nella più blanda accezione di conflitto tra modalità e bisogno – non rende giustizia allo svolgimento di storie importanti, di ampio respiro. Quella che si crea in questi casi è, a mio avviso, una vera e propria rete autopoietica di conflitti di diversa natura e di diverso livello.

La storia raccontata ne “Il padrino” è un buon esempio di scrittura, secondo me, e contemporaneamente è un ottimo modello su cui ragionare.

Proviamo a prendere ogni personaggio: don Vito, Michael, Sonny, Kay, Tom… ognuno di essi ha una modalità nella storia. E ognuno di essi, come è normale che sia, ha un proprio conflitto. Provate a pensarci: ognuno di noi, nel bene o nel male, vive ed esperisce conflitti (interni o esterni che siano). Questo accade anche ai nostri personaggi,a ognuno di essi! Come illustra Tom nei suoi seminari, in maniera chiara e devo dire brillante, questa è la classica situazione delle “bocce ferme”. Ecco però che un evento esterno produce dei mutamenti negli equilibri dei personaggi e dunque di riflesso nella storia; tutto cambia, si mette in moto la macchina narrativa, e si creano, si distruggono, si modificano, si rigenerano e così via conflitti. Con sé stessi o con gli altri, o entrambe le cose. Pensate a Michael Corleone all’inizio della storia. La sua modalità esplicità è differente da quella latente, che esiste solo in potenza e che si sviluppa a seguito degli eventi. I suoi conflitti, così come i suoi bisogni, durante tutto il plot narrativo cambiano, a tratti sembrano addirittura essere contradditori.

Ecco cosa mi piace delle grandi storie. Potresti stare ore a guardarle, giorni addirittura, e ogni volta avresti qualcosa di nuovo da imparare. Provateci, e fatemi sapere che cosa ne pensate. Buona scrittura a tutti noi.



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