Il lavoro fatto
«Buongiorno, signor Auriemma, mi scusi se la disturbo, ma sono alla ricerca di un'agenzia letteraria e lei mi sembra la persona giusta...» Il rapporto tra me e Vale è iniziato più o meno così, con un messaggio su Messenger. In allegato c'era un saggio, scritto da una giovane ragazza a cui la società stava negando il futuro. C'era fame. C'era rabbia. C'era voglia di dire che questo mondo è sbagliato, che tritura le persone – soprattutto le donne, soprattutto le giovani donne – e le sputa quando ne restano solo le ossa. Ma era un saggio. «Senti», le risposi mutuando il discorso che Brugnatelli aveva fatto a Saviano per Gomorra, «non mi interessa leggere un saggio. Mi interessa leggere una storia dove queste cose accadono a qualcuno, dove c'è un conflitto umano, personale, che è metafora di quello sociale». Valentina si è messa sotto a scrivere come una matta e dopo mesi mi ha mandato un manoscritto folgorante. Aveva bisogno ancora di lavorarci e così ho letto l'incipit a Francesco Trento, che ha potuto farle frequentare i suoi corsi e aiutarla a revisionare il manoscritto. Ora Valentina è un'autrice Feltrinelli, già al terzo romanzo, con una partecipazione nella dozzina finalista del Premio Strega con "Dalla stessa parte mi troverai".